Aspetti agronomici

Analisi critica degli aspetti agronomici della viticoltura in Valpolicella.

Nell’ambito della doc Valpolicella si possono distinguere principalmente tre tipi di terreni: terreni rossi e bruni su detriti o su marne di età cretacea, terreni compatti rossi su calcari eocenici, terreni compatti rossi su basalti. In linea generale il pH è sub-alcalino e alcalino; i carbonati totali e il calcare attivo sono presenti in quantità piuttosto elevate.

Il clima in tutta la Valpolicella è complessivamente mite e si avvicina a quello cosiddetto “mediterraneo”. La piovosità media annua è compresa tra gli 850 ed i 1000 mm. Applicando il metodo di Winkler che consiste nel calcolare con riferimento all’anno medio il cumulo annuo delle unità termiche su base 10◦C riferite al periodo dal primo aprile al 31 ottobre, la zona viene inserita tra 1400 e 2000 gradi Winkler.

Secondo quanto indicato dal Disciplinare di produzione, dal 2003, le varietà coltivabili sono Corvina veronese, Rondinella, Corvinone e, fino al 15% sul totale, altri vitigni a bacca rossa scelti tra quelli raccomandati e autorizzati per la Provincia di Verona. La Molinara era indicata come vitigno obbligatorio prima del 2003 e si trova ancora oggi presente nei vigneti realizzati in passato. Circa le varietà nella percentuale di uve “facoltative” un tempo erano preferite Negrara, Sangiovese, Rossignola; oggi si preferiscono vitigni internazionali come Cabernet, Merlot, Sirah, oppure Croatina e Oseleta.

La forma d’allevamento tradizionale del vigneto Valpolicella è la pergola, nelle sue forme veronese, trentina semplice o doppia e pergoletta veronese; inoltre sono presenti in misura minore vigneti in parete a guyot, per la quasi totalità di recente costituzione. Fino ai primi anni ‘90 la forma d’allevamento più diffusa era la pergola veronese doppia, comunemente detta tendone, con densità d’impianto di 2000 – 2500 ceppi per ettaro, risultanti da sesti di 4 – 4,5 metri tra le file e 1 metro tra ceppo e ceppo sulla fila. Dall’anno 2003 il Disciplinare di produzione non permette più il ricorso al tendone e pone un vincolo di almeno 3300 ceppi per ettaro, in linea con le recenti acquisizioni sugli incrementi qualitativi delle uve negli impianti ad alta densità. Dal 2003 sono permesse quindi pergola trentina semplice e doppia, pergoletta veronese, e guyot. In ogni caso sono agronomicamente adottabili solo forme d’allevamento con rinnovo del tralcio e potatura lunga poiché le gemme basali delle varietà Corvina e Corvinone sono infruttifere.

I portinnesti più utilizzati erano in passato 420A, Kober5BB, SO4 con ricorso a pratiche agronomiche per tenere alta la vigoria e quindi la produzione dei vigneti. Oggi c’è maggiore attenzione agli aspetti qualitativi delle uve e al rispetto dei dettami del Disciplinare; si ricorre ai suddetti portinnesti, ma con maggiori densità d’impianto, preferendo tuttavia portinnesti meno vigorosi come 101-14 e 41B. La dinamica dei nuovi impianti manifesta un’accelerazione negli ultimi anni; si assiste alla realizzazione di nuovi vigneti in zone prettamente collinari e in aree dove mai si sarebbe pensata la viticoltura. Si tratta di impianti realizzati per lo più da aziende vitivinicole di una certa dimensione, allestiti secondo le moderne indicazioni delle viticoltura di qualità e con ricorso quasi esclusivamente al guyot.

L’ambiente viticolo della Valpolicella sta mutando aspetto negli ultimi anni: i vigneti abbandonati sono stati recuperati, consistenti sbancamenti sono realizzati anche in alta collina per far posto alla vite dove prima era insediato il bosco, talvolta rispettando talvolta stravolgendo gli storici terrazzamenti realizzati con muri a secco, le tipiche marogne.

Dovendo trarre delle conclusioni generali sulla tradizionale viticoltura della Valpolicella e sulla nuova viticoltura che lentamente si sta diffondendo si può dire che in passato vi era meno attenzione per la qualità globale delle uve con il ricorso a potature ricche, con elevato carico di gemme per ceppo e con elevate produzioni per ettaro; oggi l’attenzione per ottenere un prodotto di qualità è predominante, i vigneti sono gestiti con maggiore attenzione all’equilibrio vegeto-produttivo e al prodotto finale. La viticoltura sta rispondendo, seppur con un ritardo costituzionale rispetto alla tecnica enologica, alle attuali richieste di mercato.

Analizzando i dati relativi alla base sociale delle realtà cooperative presenti nella doc si rileva che il rinnovo dei vigneti della Valpolicella si attesta per il 2005 su una media variabile tra il 3% e il 4%; guardando al passato si notano valori di rinnovo tra il 4% e il 5% negli anni tra il 2000 e il 2004, incremento dovuto all’apertura dei bandi per il Piano di Ristrutturazione e Riconversione dei vigneti. Negli anni antecedenti il 2000 la percentuale di rinnovo si attestava attorno al 2%.

Dato interessante è l’aumento della superficie doc Valpolicella dovuto sia all’acquisto di diritti di reimpianto da altre realtà viticole regionali e nazionali, sia alla conversione di vigneti iscritti ai vari albi ad indicazione geografica tipica (soprattutto vigneti di Garganega realizzati negli anni ‘80) a vigneti Valpolicella tramite reimpianto e, in minor misura, sovrainnesto. A titolo indicativo si ha l’ingresso medio annuo dell’1% - 2% sul totale della superficie doc Valpolicella.

Nell’ambito della crescita e dell’ammodernamento della viticoltura si inserisce il progetto di Zonazione viticola attivato nel 2005 dal Consorzio, in collaborazione con la Regione Veneto e Veneto Agricoltura. La Zonazione consiste nello studiare il più stretto legame tra territorio e vitigno tramite l’indagine pedologica, l’indagine climatica e l’indagine viticola. Capire come il territorio lasci la propria impronta sulle uve e quindi sul vino, capire come il viticoltore debba esaltare il rapporto vitigno-territorio, in vista della massima qualità ottenibile e della massima espressione delle uve. Il progetto copre l’ambito territoriale di tutta la doc Valpolicella con 60 vigneti monitorati di uva Corvina e Rondinella; inoltre il Consorzio, consapevole delle potenzialità del progetto di Zonazione, e dell’istanza del mondo produttivo su quali siano le scelte più idonee da adottare, ha attivato sempre nel 2005 il Progetto Guyot, valutando su 14 vigneti di Corvina allevati a guyot quale sia l’espressione delle uve, nei vari ambienti della doc con la medesima forma d’allevamento e quale sia l’effetto della forma d’allevamento nel medesimo ambiente.

Si tratta di un lavoro organico, con il coordinamento scientifico del gruppo di ricerca del professor Scienza dell’Università di Milano, lavoro che, al termine dei tre anni, porterà precise indicazioni per tutti i viticoltori. Scopo della Zonazione è fornire nel Manuale d’uso del territorio le caratteristiche pedoclimatiche di ogni unità di paesaggio e le scelte migliori da operare nella realizzazione di un nuovo vigneto e nella gestione agronomica dello stesso. Ancora oggi purtroppo, in tante situazioni, l’impianto di un nuovo vigneto viene lasciato un po’ al caso, non vengono eseguite le analisi del terreno, non si curano le concimazioni di fondo, la scelta del portinnesto è dettata dall’abitudine o dall’affezione verso uno piuttosto che verso un altro, e lo stesso vale per i cloni, i sesti d’impianto e la forma d’allevamento. La Zonazione di certo non è finalizzata a risolvere tutti i problemi della viticoltura ma si pone come forte strumento per evitare scelte errate. Ovviamente una Zonazione realizzata dovrà poi essere messa in pratica ed utilizzata, pulgata dai tecnici del Consorzio, utilizzata dai tecnici viticoli di tutta la doc e dagli agricoltori stessi.

Qualche considerazione va fatta sulla domanda aperta di quale sia la forma d’allevamento ideale per la Valpolicella. In attesa di risultati certi che forniranno Zonazione e Progetto Guyot, elementi di scelta possono venir forniti dalle risposte che si hanno dialogando con i viticoltori e osservando criticamente l’andamento della viticoltura in Valpolicella.

L’adozione della pergola in passato troverebbe giustificazione nell’elevata vigoria dei vitigni autoctoni e nella necessità di innalzare dal suolo la fascia produttiva per ovviare all’eccessiva umidità del suolo; inoltre l’adozione della potatura lunga è una scelta obbligata per la scarsa fertilità delle gemme basali dei nostri vitigni. Attualmente la pergola rimane, rivista e reinterpretata rispetto alla pergola di un tempo. Dialogando sulla questione con gli agricoltori, la scelta della pergola è dettata dalla migliore operatività nella fase di raccolta delle uve per la produzione di Amarone e Recioto: la pergola offre i grappoli in posizione più fruibile per l’allestimento delle cassette da riporre in fruttaio, il grappolo è pendulo e dà la possibilità di operare una migliore cernita ispezionando tutti a lati del grappolo, la posizione di lavoro è in piedi. I viticoltori mimano con la mano il tipico gesto di selezione del grappolo sulla pergola, gesto familiare a chi lavora in Valpolicella e a chi abbia chiacchierato dell’argomento con un viticoltore.